Avevo diciannove anni quando ho preso in mano il primo mazzo di carte con l'idea, in testa, di imparare a farci qualcosa di impossibile. Non ricordo un singolo momento che abbia acceso la scintilla — ricordo piuttosto le ore passate a ripetere lo stesso movimento davanti allo specchio, finché la mano non faceva più quello che io le dicevo di fare, ma quello che avevo deciso dovesse sembrare.
È lì che ho iniziato a capire che la magia non è mai stata, per me, un trucco da nascondere. È un modo di stare davanti alle persone.
Prima ancora delle tecniche, i giochi di prestigio mi hanno insegnato a leggere chi ho davanti — capire quando qualcuno è pronto a stupirsi e quando invece va rassicurato, accompagnato. Da lì è arrivato, quasi come conseguenza naturale, il parlare in pubblico: un mazzo di carte in mano, cinquanta persone davanti, e nessun posto dove nascondersi se non nel controllo di ciò che stai facendo.
Ma la lezione più grande è un'altra, ed è quella che porto con me ovunque, anche fuori dal palco: nulla è davvero impossibile. Ogni gioco di magia è, in fondo, la dimostrazione pratica che qualcosa ritenuto impossibile — un oggetto che cambia, che sparisce, che si materializza dove non dovrebbe — può accadere davanti ai tuoi occhi. Una volta che lo hai visto succedere, smetti di credere ai limiti che ti eri raccontato.
Con gli anni, la magia è diventata anche studio e ricerca storica.


Dal 2023 porto la magia dal vivo, ogni mese, al Teatro Argòmm di Milano: OpenMagic, un progetto nato insieme ad altri artisti — non uno spettacolo solista, ma un appuntamento fisso nel panorama culturale della città, in un teatro piccolo e intimo dove il pubblico è a un passo dal palco.
Il mio spettacolo in cartellone, Storie di Magia, è dove le mie due anime — lo studioso e il performer — si incontrano davvero: un viaggio dal seicento a oggi attraverso otto grandi illusionisti che hanno fatto la storia di quest'arte tra Europa e America. Non una sequenza di numeri, ma un racconto teatrale fatto di aneddoti storici e magie dal vivo ispirate ai protagonisti stessi — la stessa passione per la ricerca che mi porta a scrivere per Gibecière e Magicol, qui diventa spettacolo.