Maggio 2003. Avevo appena ritirato la mia prima moto, e passai a salutare mia nonna Rina. Davanti a una tazza di latte macchiato, mi disse una frase che sarebbe rimasta sepolta nella mia memoria per vent'anni.
"...era nera e rossa e tuo nonno, guai con quella! Io avevo guidato la Vespa, avevo anche guidato il suo Fiat 1100, ma quella non me la fece mai provare. Guai con la sua Gilera!" Nonna Rina, maggio 2003
Strana cosa, la memoria: per oltre vent'anni, se me lo avessero chiesto, avrei giurato di non sapere che moto avesse avuto mio nonno. E poi, tutto ad un tratto, quella frase è riemersa.
È successo nel 2024. Il 13 luglio muore Mario Manelli, storico socio del Moto Club Melegnano. Il Melegnanese pubblica alcune sue vecchie foto di famiglia, e una in particolare mi colpisce: un uomo su un'"altalena" fatta con un'asse di legno. L'ho già vista, quella foto — in una grande cornice, a casa in montagna.
Chiedo informazioni al giornale e al Moto Club. Luciano Passoni mi informa che la moto del nonno era una Gilera 150 Sport, e in quel momento mi si apre il vaso dei ricordi: il volto di mia nonna che mi raccontava le avventure in moto di mio nonno, mancato pochi anni prima. La foto è del 6 aprile 1953, giorno di Pasquetta — quando il Moto Club organizzava raduni. Eccolo, mio nonno Oliviero, con il fratello Francesco, anch'egli socio.
Da lì, il passo è stato breve. Motociclista da oltre vent'anni, da qualche tempo mi ero messo a smanettare sui motori e a restaurare vecchi cinquantini abbandonati. Decido di cercare una Gilera 150 Sport e rimetterla in strada, per provare le stesse emozioni di mio nonno oltre mezzo secolo fa.
Eccola, dunque: risistemata "a regola d'arte", la Gilera "nera e rossa, bellissima" — come diceva la nonna.
Restaurare una moto d'epoca non significa renderla nuova. Significa rispettarne la storia mentre la riporti in vita — sapere quando intervenire e quando fermarsi, resistere alla tentazione di "migliorare" ciò che invece va solo curato. È la stessa regola che applico ovunque nella vita: non rovinare ciò che già funziona, non avere fretta di cambiare per il gusto di cambiare. Vale per una Gilera di 70 anni. Vale, ho scoperto, anche per un portafoglio di investimenti.
Da lì la passione si è ramificata. Da una parte i cinquantini d'epoca, recuperati dai garage dove giacciono dimenticati da decenni e riportati in vita pezzo per pezzo — un lavoro che racconto anche sul mio canale YouTube Salvo50ini. Dall'altra le moto inglesi, un mondo a sé fatto di meccanica, carattere e un fascino che non è mai passato di moda, di cui parlo nel podcast Ferri Inglesi.
C'è un filo che lega tutto questo: il gusto di mettere le mani su un problema e risolverlo, invece di sostituirlo o buttarlo via. Aprire, capire, aggiustare — è un gesto che si sta perdendo, e che io continuo a cercare ogni volta che smonto un motore. L'ho ritrovato raccontando per Wheelz Magazine la storia di Andrea Pinasco, che senza alcun background tecnico ha reinventato il tuning degli scooter armato solo di cacciavite, pezzi di recupero e un'ostinazione fuori dal comune: la prova che spesso basta rimboccarsi le maniche per scoprire che un "impossibile" era solo un problema mai affrontato per bene. Lo stesso vale per il carburatore di cui ho scritto: un pezzo che, un tempo, chiunque sapeva smontare, pulire e rimettere a posto — bastavano pazienza e un po' di olio di gomito.
Scrivo regolarmente per Wheelz Magazine, raccontando moto, restauro e cultura motociclistica. Ecco alcuni degli articoli che ho pubblicato.
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Andrea Pinasco: pioniere del tuning pop Wheelz Magazine
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Il carburatore: quando la meccanica era di tutti Wheelz Magazine
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Slow motorcycling: due tempi per due generazioni Wheelz Magazine
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Il murales che andava ai cento all'ora Wheelz Magazine
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Wheelz Riding Experience: con Honda nel mondo della street art Wheelz Magazine
Il documento
Nel garage, oggi
Nera e rossa, bellissima — proprio come diceva la nonna.