Ogni anno la NBA annuncia l’MVP (Most Valuable Player, il miglior giocatore) della stagione appena conclusa.
L’MVP della stagione 2020/21 è Nikola Jokic, un centro serbo di 26 anni che milita nei Denver Nuggets fin dal suo arrivo nell’NBA, nel 2014.
Da appassionato di basket, quest’anno sono sono particolarmente felice della sua vittoria; non tanto per le statistiche (punti, rimbalzi, assist e stoppate) che Jokic è riuscito ad accumulare durante quest’anno e che gli fanno ampiamente meritare il trofeo, quanto piuttosto per la sua storia personale, che credo sia l’ennesimo grande insegnamento che lo sport ci può dare.
Jokic è stato selezionato, nel 2014, come 41ma scelta del draft (il momento in cui, ogni anno, le squadre NBA possono selezionare i giocatori di tutto il mondo che si sono resi disponibili a giocare in NBA). La 41ma scelta è una scelta molto bassa, di solito i giocatori scelti in quell’area sono tipicamente dei giocatori “modesti” (stiamo sempre parlando di NBA, ovviamente… ma ci siamo capiti!) ma Nikola è diverso. Il suo è un record assoluto, mai nessuno, selezionato così in basso, ha poi vinto il titolo di MVP.
Pensate che durante il draft, l’attenzione su di lui era così bassa che quando è arrivato il suo momento per essere chiamato dai Denver Nuggets la ESPN ha mandato la pubblicità. Tacos al formaggio. Lusinghiero.
Jokic però non se la prese, anche perché al momento del draft stava dormendo. Venne a sapere di essere stato selezionato solo grazie a suo fratello. Il fuso orario US-Serbia sicuramente è una parte della motivazione, ma è evidente che Nikola è uno sportivo che da ai riflettori una rilevanza molto relativa.
To be honest, I was sleeping. My brother called me, and he was partying, opening champagne… he was in New York at the time. I was like “Come on bro, I’m sleeping.” In that moment I didn’t even think it’s a big thing. Cause I never imagined coming here.
Ma la cosa che più mi affascina della sua storia è questa: quella riportata qui sotto è la foto di Nikola quando era ragazzino. Non esattamente le caratteristiche fisiche che siamo abituati ad associare ai migliori sportivi al mondo. Oggi la sua prestanza fisica è leggermente migliorata, ma non è comunque il fisico che siamo abituati a vedere tra i migliori giocatori dell’NBA. Una semplice ricerca su Google immagini di “NBA top players” vi riporterà doti fisiche ben diverse da quelle di Nikola.
Da sempre Jokic si è dimostrato una figura poco incline ai riflettori, che ha sempre e solo dichiarato di “amare il gioco della pallacanestro e di aver sognato fin da piccolo di diventare un professionista e farlo bene”. Il resto per lui è sempre stato un di più.
Uno dei suoi momenti più divertenti fuori dal campo è questo: staccò il microfono dal cavo (pensando fosse cord-less) in un intervista post-gara, mostrando poi tutto il suo imbarazzo per averlo “rotto”.
Concludendo, quindi, cosa mi ha insegnato la vittoria di Nikola Jokic del titolo MVP 2020/21?
1. non lasciamo che il fisico, lo status sociale o qualsiasi altro elemento “esogeno” (che solitamente siamo portati a considerare un’alibi in quanto non dipendente da noi) limiti le nostre ambizioni. Jokic è come il calabrone “La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”
2. non lasciamo che un giudizio iniziale (da parte di di chiunque) influenzi quello che possiamo fare della nostra vita. “Sky is the limit” e solo noi possiamo davvero decidere quando fermarci. Se abbiamo iniziato male o siamo stati sottovalutati, cerchiamo di trasformare questo elemento in un punto di partenza positivo: difficilmente la gente si aspetterà tanto da noi. Possiamo sorprenderli più facilmente. Dipende da noi.
3. vincere trofei e ricevere riconoscimenti è piacevole per tutti, ma la cosa più importante è fare ciò che si ama, con passione e dedizione. Il resto, arriverà. E sarà un piacere. Se non arrivasse saremmo comunque soddisfatti della nostra vita e questa è la cosa più importante.
PS: recenti studi hanno corretto quella famosa frase sul calabrone.. il calabrone può volare. E infatti vola. Ma lui in effetti ha sempre volato, anche quando qualcuno pensava non potesse.
