“ofelè fa el to mesté” (pasticcere, fai il tuo mestiere).
La definizione di #banca (più o meno condivisa dai vari dizionari) è quella di “impresa che esercita la propria attività attraverso la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito”.
Evidentemente la definizione va aggiornata, oppure bisognerebbe ricordare ai banchieri/pasticceri il detto milanese riportato in apertura.
Il recente report della #FABI rileva che crescono le commissioni (50,5% del totale), calano i ricavi da margine d’interesse (49,5%). Su 78,1 miliardi di “fatturato” complessivo, 38,7 miliardi sono riferibili al credito, mentre 39,4 miliardi arrivano da altre attività (assicurazioni, risparmio gestito). Sempre più prodotti finanziari venduti allo sportello e meno prestiti a imprese e famiglie. Il ruolo e i pericoli delle crescenti, indebite pressioni commerciali sulle lavoratrici e sui lavoratori bancari. Ma il settore, così, sta perdendo redditività: il roe era al 6% nel 2018 ed è sceso all’1,9% nel 2020. L’anno scorso lo stock di prestiti è salito di 52 miliardi, nonostante oltre 190 miliardi di garanzie dello Stato che, probabilmente, sono state usate per sostituire “vecchie” linee di credito. L’anno scorso ceduti 33 miliardi di sofferenze grazie alle agevolazioni fiscali. Le banche stanno diventando sempre più negozi finanziari. Il commento del segretario generale Sileoni: «I Fondi azionisti interessati solo ai dividendi, danni alla clientela»
Fare #consulenza finanziaria è un mestiere che richiede grande specializzazione (soprattutto negli ultimi anni).
Se l’evoluzione di una qualsiasi professione è un processo normale ed è addirittura auspicato ampliare i propri orizzonti, seguire le evoluzioni del mercato e quelle normative, è altrettanto fondamentale non perdere di vista il proprio core business.
Ma se il core business non funziona più?
Il pasticcere può reinventarsi barman?
